Giulia

I primi sono gli occhi.
Dalla porta intravedi parte della fusoliera, pochi passi e ci sei.
Ti chiedi quanto grandi siano le tue pupille, forse per rassicurarti con qualcosa di tangibile, misurabile, osservabile.
Perchè la tua reazione sfugge al controllo, tutto si annebbia per un attimo.
Qualcuno esce.
Poi tocca alle mani.
Le mie si sono aggrappate, inconsciamente, all’unica cosa possibile… la balaustra di metallo.
Sono ancora fredde.
Ti accorgi che l’aria ha un odore intenso, lì per lì non ci dai peso ma lo senti.
Luccichini di Capodanno dopo che son sparite le fiammelle e resta un filo di fumo.
Di nuovo, cerchi rifugio in ciò che ti ha sempre rasserenato perchè, ancora e ancora, l’emozione sfugge dal controllo.
Ma non è solo fumo… ti dicono che quello è l’odore del DC9.
E realizzi che, nonostante il tempo, quello che senti è anche mare.
Ascolti le voci, ti aggrappi, senti fumo e mare, guardi e vedi.
Storie e volti dietro ai finestrini rimasti, non puoi non vederli ed è impossibile immaginare quel che cerco di dire a parole.
Quel luogo, che non ha avuto tetto finchè quell’aereo non è “tornato a casa”, è da vivere con tutti i sensi e con tante domande.

Giulia, 34 anni

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